Pecore e Onde

Ecco. Scrivo.

Che pare strano, considerato che mi occupo di immagini, che queste immagini parlano da sole e che raccontano molto più di quanto alla fine conviene inventarsi al loro riguardo. L’urgenza di comunicare però si è fatta importante ora, dopo tutti questi anni in cui ho visto meraviglie e molte le ho viste solo io. L’Archivio è una miniera di cui solo qualche piccola vena è stata portata alla luce.

Allora scrivere e mostrare. Oh, non tutto quello che vedo – avete un’idea anche piccola di quanto vedo? – ma qualcosa, che mi colpisce di più. Scelta mia: il blog è mio e scelgo io.

Ho sempre chiamato le fotografie dell’archivio “le pecorelle”; un gregge grandissimo di capi che per me, come per ogni pastore, son tutti uguali. Tutte belle, le mie pecorelle, una per l’altra, di cui prendersi cura perché non finiscano in un burrone (i negativi son delicati) o vadano a brucare erbe poco nutrienti (certe pubblicazioni). Perché stiano in gruppo il più possibile, che l’unione le rende più efficaci (il fotogiornalismo non è da scatto singolo).

gbc_Dublino51Dublino, 1951

 

Poi ci sono le pecorelle preferite, naturalmente, è umano. E siccome non ho scattato io queste fotografie, per quanto abbia avuto un rapporto di stretta vicinanza con l’Autore, la mia preferenza può essere considerata distaccata.

 Qualcuno che incontrai tempo fa in occasione dell’inaugurazione di una mostra, mi disse qualcosa che ricordo ancora (non tutto quello che ricordo e ho fatto mio della fotografia proviene da mio padre, che era più uomo di immagini che non di parole). Mi disse che nella serie di scatti di un servizio fotografico esistono le fotografie E le immagini. In un foglio provini cioè ci possono essere trentacinque fotografie e un’immagine, che generalmente è quella segnata e scelta dal fotografo stesso, con tanto di riquadro in pastello rosso, il taglio per essere stampata.

Oppure trentacinque immagini e qualche fotografia (suvvia, un fotografo professionista si riforniva di pellicola all’ingrosso, mica i rullini da trentasei scatti che usano i dilettanti…).

Ed ecco che, seguendo questa regola che mi era parsa adeguata alle mie necessità di archivista, mi ritrovo in breve tempo perplessa. Metto gli occhi su un foglio provini e individuo l’Immagine, segnata da energici segni rossi – il pastello è nel portamatite ancora oggi, ma di questo parlerò un’altra volta. La riconosco, ed è bella. Ma tre scatti più in là ce n’è un’altra bella, nuda di segni, anonima nella sequenza. Molto bella.

Anche altre quattro nel foglio provini successivo sono bellissime. Perché non sono state segnate?

Quello che può sembrare un atto di accusa – e me ne vergognerei, io insipiente – in realtà, pensando bene al sistema di lavoro dell’epoca, è una domanda con una risposta ben precisa.

Le immagini erano segnate per essere stampate e consegnate alla rivista che doveva pubblicarle. E’ il lavoro di una agenzia di fotogiornalismo che fornisce immagini ai rotocalchi, magari su commissione, magari no, ma comunque sempre per illustrare un momento. E il momento è quello degli anni quaranta, cinquanta, sessanta; quando anche la fotografia oltre a essere un mezzo per comunicare era soggetta anche al gusto storico.

Un’immagine mossa, per esempio, non andava bene per la pubblicazione. Come questa.

gbc_70402Aquileia, 1953

Ma io, oggi che la guardo di per sé, trovo questa immagine bellissima: la quiete di una piccola cittadina di provincia inaspettatamente scossa da un movimento, dalla corsa di una ragazza, la vita che si impone.

(La quiete si deduce dallo sfondo, anche se io ho visto la sequenza di immagini e posso garantire che era una cittadina quieta, Aquileia, nel 1950. Come dicevo, le pecorelle andrebbero tenute in gruppo…)

Quindi.

L’Archivio Giancolombo oggi è un oceano in cui tante onde grandi si affiancano a onde piccole, e mantengono viva la superficie. Ci navigo ogni giorno e scopro mille ondine che devono essere viste.

E’ questo lo scopo della fotografia. Se la fotografia resta chiusa in un cassetto, se non si mostra, perde la sua essenza, il suo valore.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s