Le Mani, Le Sue…

Quando si domanda a una donna che cosa la colpisce di più in un uomo, la più spregiudicata di solito risponde le chiappe; la più romantica gli occhi; la più spiritosa il sorriso. E poi c’è la donna che è colpita dalle mani di un uomo, ed è una donna che mi piace immaginare volitiva, intelligente e saggia.

Questo non è un quiz ma un modo per sottolineare il fascino delle mani, che secondo me in realtà colpisce in modo trasversale. Le mani, soprattutto, osservate e ritratte per rappresentare l’attività del loro proprietario; mani sapienti, sicure in quello che fanno, utili per fare e per realizzare.

Ha colpito anche Giancolombo, che quando era intento a ritrarre un personaggio, poco dopo scopriva inevitabilmente l’urgenza di fotografare le sue mani. Forse perché Giancolombo mezza mano sinistra – una falange del pollice e tutto il dito indice – l’aveva persa per la vivacità di una granata durante la guerra che i ragazzi della sua generazione avevano affrontato loro malgrado.

Forse perché aveva capito che ritrarre una persona non significa riprodurre solo la sua immagine impettita in posa; se posa deve essere, allora magari è importante andare un po’ oltre e cercare nei dettagli l’altro da ciò che viene mostrato con coscienza, esposto intenzionalmente per il ritratto. Le mani che, sia che stiano lavorando, sia che siano in riposo, non possono nascondere né alterare la loro vera essenza e quindi proprio l’essenza della personalità.

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Georges Braque, fotografato a Parigi nel 1958 per Paris Match

Perché se ci si ricorda dei piedi, di dove metterli, di come appoggiarli, se si sta in piedi o seduti, le mani sono troppo utili continuamente per preoccuparsi di che cosa dicano. E sono nude, non si coprono come i piedi, e portano i segni di quello che si fa e che si è fatto.

Artisti che lavorano con le mani, musicisti che le usano per suonare, e tutti coloro che se ne servono per magnificare l’efficacia espressiva.

Ecco la mano di Lucio Fontana, nel momento in cui taglia la tela per dire al mondo che cosa ne pensa; mano mostrata con gran parte dell’avambraccio che tende il muscolo, perché il taglio deve essere netto e preciso e la forza si deve unire alla concentrazione.

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Ecco le mani posate sulla tastiera di un pianoforte, delicate ma volitive, una sola cosa con il cervello, l’orecchio e il cuore; le mani di Arturo Benedetti Michelangeli, forse inconscio del fatto che le sue estremità possano raccontare così tanto di lui da sole.

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E poi quando le mani sono fondamentali per esprimersi: l’uso inconscio per aiutarsi a comunicare. Lo sanno bene gli italiani, al punto da essere guardati con un sorriso dal resto del mondo. C’è un servizio allora in archivio che mostra come gesticolano gli italiani. Immagini scattate per qualche rotocalco, per farne un servizio di costume.

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E altre immagini, nascoste in cento servizi, in cui Giancolombo non ha resistito al vizio.

C’è l’immagine del mercato agricolo di Lugo, dove il mediatore stringe le mani dei contraenti e da il suo crisma, che sancisce l’inviolabilità e la fede al patto verbale (altri tempi…).

Lugo di Romagna, 1950

C’è il gioco formale della mani degli operai della Pirelli sui tubi, vigorosa iconografia del lavoro – e rafforzata dalle figure in secondo piano, una sorta di annotazione del luogo e del senso dell’immagine.

gbc_41417_Pirelli Pirelli tubi, 1951

C’è una delle mie preferite, che parla forte della sensazione e del contesto, senza mostrare altro che le mani dei militari che compongono un cordone di protezione durante una manifestazione, nel 1947 a Milano.

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Si può leggere la determinazione e anche l’attesa, senza troppa tensione, in una situazione che forse non sarà pericolosa, ma che è probabile dover controllare (c’è uno sfollagente alla cintura del militare di destra); milizie diverse, confidenza di estranei sottobraccio. E in secondo piano mani rilassate, come se sapessero di essere protette. La adoro.

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