Month: October 2014

Miracolo a Milano

Vedere significa in qualche modo partecipare. Vedere un’immagine di ciò che è avvenuto nel passato ci trasporta immediatamente indietro nel tempo a presenziare al fatto; un’immagine di ciò che è in un luogo diverso da dove siamo ci disloca per essere altrove in modo ubiquo.

Con le immagini di questo archivio le due cose possono succedere simultaneamente: un evento passato accaduto in un luogo lontano. Il che è piuttosto interessante. Perché laddove la differenza di spazio può essere ovviata, prima o poi, forse, probabilmente, (magari uno di questi giorni ci vado), la differenza di tempo è definita e irrevocabile, ciò che è passato è passato, non ci si bagna due volte nello stesso fiume, etc. etc. Così attraverso un’immagine si diventa testimoni di un momento in cui anche quel luogo che potremmo visitare era differente.

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Macerie

Sono nata molti anni dopo la fine della guerra. Per questo ho impiegato un po’ di tempo a riconoscere il fondale di questa immagine, quinte di pietra e marmo dalle cui finestre vuote si intravvede il cielo di Milano – e che fosse Milano l’ho saputo se non altro per la scritta sulla busta dei negativi.

(Giancolombo me l’aveva detto, in realtà, mostrandomi il servizio; lui che dalla guerra ci era passato e non so dire se il suo fosse stupore residuo, o addirittura la nostalgia di quell’epoca di nuova pace).

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Che Faccia Da Francese

Non so se vi è mai capitato di vedere un luogo, magari per un momento soltanto, e in quel momento rapido avere l’impressione netta – quella sensazione inafferrabile che si riferisce più all’inconscio che al razionale – di sapere esattamente dove quel luogo sia. Naturalmente sto pensando a un quadro, una cartolina. A una fotografia.

Non credo sia questione di paranormale, di poteri sovrannaturali o di tutte quelle grandissime capacità non utilizzate del nostro cervello di cui ci raccontano talvolta. O meglio, il cervello c’entra, secondo me, ma solo perché il dettaglio fondamentale, che c’è nell’immagine e che ci dà le informazioni geografiche, è stato registrato dalla nostra mente in un livello secondario. Cioè c’è, ma non l’abbiamo rilevato a livello conscio.

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Analisi di una Foto – Angurie

Il mio lavoro in archivio, oltre a permettermi di vedere molte immagini, mi consente anche di guardarle. Differenza non da poco, che si realizza dopo la fase di scansione del negativo – in cui vedo le immagini, quando apro l’immagine nel computer prima di ripulirla da polvere, piccoli graffi e puntini. Allora guardo con attenzione la fotografia e penso; quando la fotografia è eccezionale, quando la fotografia mi dice qualcosa di più complesso di quello che si vede a prima vista, penso. E per via del fatto che guardo le immagini ingrandite, colgo dettagli che sono come le sotto-trame di un racconto, i piccoli capitoli di una storia. Mi sento come a scuola, quando nell’ora d’arte ci facevano analizzare i dipinti e ci facevano cogliere i particolari utili poi a definire la visione d’insieme. Mi piace molto.

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Se Si Riflette

Una quantità di adagi e detti popolari ci ricorda spesso che l’Acqua è Vita, mutuando la scienza con ingenua prosopopea. Pochi di quelli che proclamano, interrogati da un insegnante di liceo, saprebbero spiegare con competenza quali sono i principi secondo cui nell’acqua si trovano le forme di vita primarie, ma tant’è.

Un fotografo non spiega. Fotografa. Questo fotografo non pensa alla scienza, ma spesso l’acqua è presente nelle sue fotografie con uno scopo specifico, quello di riflettere.

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