Se Si Riflette

Una quantità di adagi e detti popolari ci ricorda spesso che l’Acqua è Vita, mutuando la scienza con ingenua prosopopea. Pochi di quelli che proclamano, interrogati da un insegnante di liceo, saprebbero spiegare con competenza quali sono i principi secondo cui nell’acqua si trovano le forme di vita primarie, ma tant’è.

Un fotografo non spiega. Fotografa. Questo fotografo non pensa alla scienza, ma spesso l’acqua è presente nelle sue fotografie con uno scopo specifico, quello di riflettere.

In archivio c’è addirittura un servizio dei primi anni sessanta che si chiama “Se a Milano ci fosse l’acqua”, una serie di stampe in cui alcune vedute di Milano sono state riprodotte da negativo, duplicate in camera oscura a diritto e a rovescio sullo stesso cartoncino per simulare un riflesso nell’acqua.

Eccone una:

 gbc_MilanoAcqua.01Milano, portici di Piazza del Duomo, 1962.

E’ un gioco grafico, speciale – un espediente di stampa per simulare –  che cattura e gratifica l’occhio e magari stupisce per le impressioni surreali che provoca.

Ma a parte i fotografismi, quelli che una mente più intellettuale della mia chiamerebbe fase di ricerca stilistico-iconografico-concettuale, e che in realtà erano veri e propri divertissement, colpisce l’idea che sottende. Non è solo giocare con la fotografia e con i metodi di stampa per creare qualcosa che non c’è – a pensarci, per un fotogiornalista è proprio un paradossale divertissement – ma è soprattutto una bella invadenza dell’acqua come elemento rivelatore.

Giancolombo è nato a Venezia, tanto per cominciare. Non si può nascere in una città che vive sull’acqua, dentro l’acqua, con l’acqua e sorprendersi se poi questo elemento resta lì per condizionare le azioni, i pensieri e le inquadrature. Diventa un fatto naturale, forse qualcosa di presente dentro di sé e dato per scontato, finché non si ha modo di dimostrarlo. Quanti riflessi ha visto questo fotografo, nella sua giovinezza nella Città dell’Acqua?

 gbc_896_VeneziaVenezia, 1948

E poi l’acqua non sarebbe quella che è se non fosse modellata anche dalla luce. La sua trasparenza o la sua opacità nella sua riproduzione al nostro sguardo dipendono dalla luce. Se il sole batte su uno specchio d’acqua, a seconda dell’inclinazione dei raggi avremo la purezza della sua inconsistenza ialina; oppure la pienezza del loro riverbero su una superficie impenetrata.

L’acqua riflette la luce, che la fotografia cattura e di cui la fotografia è fatta. Non è così facile fotografare la luce nell’acqua, chiedete a Cartesio, a Newton e tutti quelli che si sono occupati della leggi della rifrazione ottica.

Si riflette.

Mi dispiace per il bisticcio, davvero, ma è una delle parole che mi ha provocato pensieri che vanno oltre la prima osservazione. Riflettere comporta duplicare. In uno specchio la nostra immagine riflessa è il nostro doppio. Raddoppiare l’immagine, quindi: quale vantaggio maggiore per un creatore di immagini.

E serve l’acqua; quando c’è, quando si trova, l’acqua non può essere ignorata. Non da questo fotografo con l’acqua nei ricordi.

Questo fotografo impone all’acqua di non essere trasparente ma di porgere la sua funzione per creare una riproduzione della realtà che la rinforza e la sottolinea. Non è un gioco concettuale – quello verrà dopo e comunque non lo sarà nemmeno allora; se vogliamo parte da uno studio di composizione, di linee ripetute che si trasforma in oggetti (e persone) solidi ribaditi, caricati del loro doppio, invertito e sfumato, ma presente e inscindibile.

gbc_150240_125Comacchio, 1957

A Comacchio, fotografata in un servizio del 1950 per il settimanale Tempo, l’acqua è il mare, ed è vita, ma nel senso stretto che procura da vivere. Un borgo di pescatori, un quotidiano rapporto con l’acqua che si insinua con la sua presenza in ogni attività. Per fare un ritratto di questa realtà non si può ignorare l’acqua.

gbc_39026Marsiglia, 1951. Dopo l'acquazzone.

In questa immagine del 1957, scattata a Marsiglia dopo un temporale, il riflesso invece è in una gran pozzanghera, sulla banchina del porto, e ci si riflette una donna, la sua lunga falcata avvolta da una gonna ampia, l’aria frettolosa e sicura. Ci si riflettono anche le ultime nuvole, nell’acqua che hanno appena piovuto.

La vita stessa si rafforza e il cerchio si chiude. L’acqua è vita.

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