Analisi di una Foto – Angurie

Il mio lavoro in archivio, oltre a permettermi di vedere molte immagini, mi consente anche di guardarle. Differenza non da poco, che si realizza dopo la fase di scansione del negativo – in cui vedo le immagini, quando apro l’immagine nel computer prima di ripulirla da polvere, piccoli graffi e puntini. Allora guardo con attenzione la fotografia e penso; quando la fotografia è eccezionale, quando la fotografia mi dice qualcosa di più complesso di quello che si vede a prima vista, penso. E per via del fatto che guardo le immagini ingrandite, colgo dettagli che sono come le sotto-trame di un racconto, i piccoli capitoli di una storia. Mi sento come a scuola, quando nell’ora d’arte ci facevano analizzare i dipinti e ci facevano cogliere i particolari utili poi a definire la visione d’insieme. Mi piace molto.

Mi seguite? Eccone una.

Venditore di angurie alla fiera di Sinigaglia. Milano, 1948

Quello sguardo in macchina – assomiglia un po’ a Sean Penn, vero?

Venditore di angurie alla fiera di Sinigaglia. Milano, 1948

L’inquadratura tiene il ragazzo in primo piano, ma all’angolo destro, in un sorta di prospettiva obliqua. E’ seduto sul carretto delle angurie, che sono le vere protagoniste della fotografia. Le angurie e l’uomo che le sta sistemando, con un gesto delle mani che suggerisce l’attenzione per una merce pregiata.

Venditore di angurie alla fiera di Sinigaglia. Milano, 1948

Oltre il carretto invece si svolge la vera contrattazione del venditore in canottiera alla massaia, racchiusi in un cerchio di altri avventori interessati e attenti.

Venditore di angurie alla fiera di Sinigaglia. Milano, 1948

La scena è questa. Ma si incastona in un contesto più ampio, la successione di piani spezzata nell’aggancio ad un nuovo sguardo: il ragazzino sempre sulla destra ma in secondo piano, isolato, che rompe il cerchio della vendita.

Venditore di angurie alla fiera di Sinigaglia. Milano, 1948

Si rimane qualche momento sul viso che porta una durezza giovane, una spavalderia da strada; sull’espressione così diversa dall’altro ragazzo sorridente. Accigliato, nella sorpresa di essere fotografato. Mentre lo si guarda – o forse meglio si è guardati da lui, l’occhio va verso l’automobile alle sue spalle.

Venditore di angurie alla fiera di Sinigaglia. Milano, 1948

E l’auto racconta qualcos’altro, incuriosisce nella sua forma strana, anni quaranta, con un megafono sul tetto e la sagoma di una grande lametta per la barba. “Vendita lame” si legge sopra. Altri ragazzini si accalcano, per sola curiosità, e un uomo che di quelle lamette potrebbe aver bisogno attende, le mani dietro la schiena. Forse l’altro uomo, quello con la bicicletta, ha già comprato.

Siamo alla Fiera di Sinigaglia, lo storico mercato rionale, il marché aux puces milanese. Se lo si sa, l’automobile non desta stupore, è al posto giusto; ma è la stessa automobile infine che racconta, assieme al carretto delle angurie, che posto sia.

L’ultimo piano di sfondo riporta alla vita quotidiana di Milano, abituata, indaffarata, tranquilla anche.

Venditore di angurie alla fiera di Sinigaglia. Milano, 1948

Finestre al piano terreno, con le tapparelle abbassate per schermare la luce estiva, che richiamano un interno calmo e un po’ sonnolento. Un gruppo di giovani che chiacchierano appoggiati alla loro bicicletta con aria di voler perdere tempo, uno seduto a terra che si guarda in giro, e gente che passeggia.

Non c’è affollamento, non è una giornata di festa, è un normale giorno di mercato. L’affollamento è nella foto, che ha voluto cogliere una situazione composita con una costruzione complessa; è un’immagine su cui bisogna rimanere qualche tempo. Per immaginare.

Venditore di angurie alla fiera di Sinigaglia. Milano, 1948

E alla fine, quando si fissa l’immagine per un po’, consci di tutti i dettagli e cercando di vederli tutti insieme, quello che emerge con prepotenza, è l’anguria. Rotonda, perfetta, al centro geometrico esatto dell’immagine, al centro del mondo. Catalizza lo sguardo, ed è come se fossimo lì, per comperare quell’anguria e improvvisamente sentissimo i rumori della strada, le voci, il caldo, gli odori. Distogliere lo sguardo produce dei ricordi, di quel luogo e di quelle persone che non abbiamo mai conosciuto.

La fotografia racconta. Ha raggiunto il suo scopo.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s