Laaaa Bellentani

Odi et amo. Così avrei potuto intitolare questo post, con buona pace di una lirica d’amore, e l’amore ha a che fare in modo molto lontano con questa immagine. Ha a che fare con me, che vedo questa foto e ne conosco la storia da quando sono nata: è la storia di mio padre e la foto più venduta da Giancolombo nel tempo.

La odio, questa foto, perché non è stato un reportage, è stato un colpo di fortuna. La odio perché per tanto tempo ha bollato la carriera di un giovane fotografo come “fortunato” anziché bravo come era. Una carriera costellata di scoop realizzati con ingegno, spavalderia, audacia o divertimento; e con un po’ di fortuna, certo ma non solo con quella. La odio perché se ne è parlato troppo.

La amo, però, perché mio padre fino all’ultimo rideva al ricordo di quel colpo; la amo perché comunque c’è l’abilità di inquadrare una scena, un’atmosfera, anche in una foto scattata a perdere. Se la Pia non avesse combinato quello che ha combinato, la foto che nessuno avrebbe mai pubblicato rimarrebbe comunque a testimonianza di un’epoca.

Fiumi di parole e metri di pellicola sono stati impiegati negli ultimi 65 anni per raccontare e analizzare la storia del delitto di Villa d’Este – peraltro una banale storia di corna con sparo finale, roba che negli annali del delitto d’onore italiano questo è trascritto tra i meno eclatanti: amante in corso di dismissione medita e attua vendetta sopprimendo pubblicamente il fetente. Una delle tante varianti del “moglie-uccide-marito”.

TempoCover

Quello che ne fa un buon articolo per il parco stampa da riproporre di tanto in tanto è la presenza di una fotografia. Una fotografia scattata pochi istanti prima dell’omicidio. Una bella fotografia, d’accordo, che se non fosse quello che è, sarebbe stata solo il ricordo di una serata mondana.

Invece è una specie di premonizione. Una di quelle immagini che si guardano a lungo sperando di cogliere nei dettagli l’anticipazione del gesto ferale che accade dopo, subito dopo. Lo sguardo incazzato della Contessa (quella a destra), l’incosciente allegria del convitato a sinistra (che non è la vittima, come molti scrivono, che invece sedeva di fronte all’assassina), l’alterigia della donna al centro, che è la moglie dell’imminente cadavere e sapendolo le si da un’occhiata in più, anche un po’ morbosa. Le mani, le bocche, i gioielli, i vestiti.

gbc_Bellentani

Si cerca di ricostruire la storia, come in un film. Si cerca di immaginare i dialoghi, i discorsi, le battute a cui lei non rideva. La musica che suonava in quel momento. Ci si chiede che faccia avesse il fetente, che nessuno ha mai più preso in considerazione – chi muore giace, mentre i rotocalchi hanno campato sulla Pia per anni, non scherzo, l’ultima volta che ho dato la fotografia a un giornale è stato tre mesi fa.

Dicevo, si cerca di indovinare quanto manca al colpo di scena. Quale mano muoverà la Contessa, delle due che tiene strette sotto al mento, intrecciate, nervose, per impugnare un’arma e sparare. Viene il pensiero che ci immedesima, un po’: quante di noi hanno passato una serata insieme a un uomo con la voglia di strozzarlo, se non proprio di sparargli, sapendo come fosse soltanto un desiderio e non una possibilità reale.

Allora si torna a guardare quegli occhi e tutto l’odio che traboccano. Ci si chiede, prima di leggere la storia vera in qualche articolo, “e che t’avrà fatto mai, il Carlo, per essere così incazzata?”.

Tutto questo pensare su una fotografia.

E poi.

Bang!

Se andate sul sito di Giancolombo, troverete tutta la storia del Delitto Bellentani, raccontata per iscritto: http://www.giancolombo.net/rassegna/Intervista/Interv04-Belle.html e anche in video, in una delle ultime interviste rilasciate per la RAI: http://www.giancolombo.net/rassegna/video/video3.html

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