La Disperazione dei Numeri (primi, secondi e terzi)

Precisione nell’ordine sequenziale. E’ la caratteristica che ho sviluppato, nel tempo e malgrado la mia tendenza innata al caos creativo. Deve essere presente in un’archivista, altrimenti tutto il lavoro è fatto inutile. Doveva essere presente anche nell’architetto che sono stata per qualche tempo, quindi la strada era già segnata. E così quando incappo in una serie di negativi archiviati in ordine meno che perfetto – accade una volta su mille, letteralmente, l’archivio di suo è una meraviglia di organizzazione cronologica  – allora friggo dalla insopprimibile necessità di riordinarli.

Naturalmente il pensiero va come sempre alla frenetica attività di un’agenzia di fotogiornalismo, oliata come una macchina ma convulsa nei tempi al punto da ammettere anche qualche errore umano. L’archivio allora era una entità viva, in continuo sviluppo e, se vogliamo, di secondaria importanza nella contingenza rispetto all’attività precipua, quella di scattare immagini.

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Agenzia Giancolombo News Photos

Ora invece che non si scattano più fotografie e la mia incombenza è quella di badare a ciò che è conservato, errori umani non mi sono consentiti.

Se la bustina con i negativi da 150802 a 150858 venisse archiviata al posto sbagliato – ad esempio scambiando quel 150 per un 160 – sarebbe una catastrofe molto più grande di quanto si pensi: Grace Kelly sparirebbe nelle paludi dei cassetti metallici per mai più essere ritrovata, a meno di un fortuito caso.

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E sarebbe un peccato:

Grace Kelly, Cannes 1955

Grace Kelly, Cannes 1955

Tutto questo mi porta nel passato, a condividere un’attività affascinante, eccitante e importante, quella di un’agenzia di fotogiornalismo, a fianco di una squadra magnifica. E’ come se fossi lì anch’io, con il compito di aiutare in archivio, in un momento temporale appaiato anche se diverso (Einstein mi perdoni la pochezza nell’espressione del concetto e nei termini).

Quando mi accade di prendere in mano un servizio fotografico, ciò che cerco di fare è di ricostruire tramite la numerazione la storia contenuta in quel servizio, attraverso la successione reale degli scatti; specialmente quando i negativi sono in formato 24×36, da fotocamera Leica, non numerati a china sulla superficie ma solo sulla busta che li contiene. Ogni rullo tagliato in sei (o più) strisce da sei scatti, inserite nei contenitori pieghevoli di carta.

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Compito: guardare le strisce controluce per leggere il numero progressivo sulla pellicola, controllare i provini a contatto, scansionare le immagini, e poi riordinare gli scatti in digitale, per comprendere anche dalle immagini intermedie il percorso, il giorno, il motivo, la sorpresa e lo scatto meraviglioso che arriva.

Il tutto senza scombinare la schedatura d’archivio, che è fondamentale.

Lamezia

Stazione di Lamezia Terme, 1962

La sequenza delle immagini è come  la sequenza dei fotogrammi di un film, che devono scorrere nel verso e nell’ordine giusto. E lavorando caparbia, mi ritrovo per tutto il giorno al cinema, rivivendo con il fotografo il viaggio, l’evento, la situazione. Non solo quindi la fotografia, ma anche tutto il retroscena che ha portato a quello scatto.

Ercolessi

Rissa in corso Vittorio Emanuele, Milano, 1947

Sono fortunata. E’ un bellissimo lavoro.

 

 

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