Le Illustrazioni Italiane

Il sogno di ogni giovane fotografo è quello dell’editore che lo chiama e gli commissiona un servizio, spese pagate, pubblicazione certa, fiducia completa nel risultato.
Non so a quanti di loro sia successo; non so nemmeno se sia ancora usanza farlo né se oggi ci sia ancora qualche editore illuminato come se ne trovavano negli anni d’oro della stampa italiana – nomi come Rizzoli, Rusconi, Palazzi, Garzanti. Non so nemmeno se ci siano ancora i soldi, se proprio vogliamo essere grezzi, o magari anche solo la voglia di usarli.

Press

Giancolombo si è affermato nella landa del dopoguerra trovando oasi di fiducia e di riconoscimento. Era un mestiere nascente, dopo gli anni del regime, la guerra e l’assestamento. Era un mestiere e come tale andava fatto con impegno, per portare a casa la pagnotta. Erano anche tempi in cui la pagnotta si portava a casa se il lavoro era ben fatto.

Erano anche tempi in cui il fotografo non era un sognatore con la cartuccera per le pellicole a tracolla, in caccia dei significati del vivere universale da trasporre in un servizio epocale. Il fotografo spesso era l’alter ego del giornalista. Formavano una specie di mostro mitologico con due teste, un notes e una Rolleiflex. Coordinavano i loro talenti in modo che quello che uno scriveva era raffigurato dall’altro; e dove uno scattava, l’altro raccontava.

Nacquero così i servizi sulle regioni italiane per la rivista Tempo. Così scriveva Furio Fasolo nell’attacco del servizio sul Piemonte (Tempo, n°44/1950. Ritratti dell’Italia: Piemonte):

“Anche noi, io e l’amico Giancolombo, abbiamo fatto il giro del Piemonte.”

gbc_Piemonte

E più avanti: “Mentre spiegavo queste cose a Giancolombo che, giunto fresco fresco da Milano, aveva bisogno di essere orientato, raggiungemmo una delle nostre mete: un’officina meccanica in via Nizza, il cuore della Torino automobilistica. (…)”

gbc_Torino

in una sorta di colloquio con il lettore che prendeva parte alla strana ed efficace cooperazione. Il risultato funzionava, poggiato sulla prosa felice che scaturiva da una testa e sulle immagini prodotte dall’occhio dell’altra, insieme. Il testo aveva spazio quanto le immagini e le immagini non erano solo illustrazioni: un equilibrio perfetto.

Così altri sodalizi. Con Domenico Porzio per Oggi:

Ernest Hemingway con il giornalista Domenico Porzio. Stresa, 1948

Con Italo Pietra, per i servizi dell’Illustrazione Italiana:

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Tangeri, servizio per l’Illustrazione Italiana, 1952

Con Vincenzo Rovi, Giuseppe Dicorato e Ignazio Scurto ancora a Tempo;

Vincenzo Rovi

Vincenzo Rovi

Parma, Servizio per Tempo, 1951

Parma, Servizio per Tempo, 1951

e infine con Ugo Zatterin nel 1962 nel servizio “Il Viaggio della Speranza” pubblicato sul primo numero di Panorama e firmato da entrambi.

pag22

Grandi nomi di penna che volevano accanto chi fosse capace di tenere il livello.

E’ per questo motivo che le immagini scattate da Giancolombo non sono il mero esercizio di gioco con la luce. Per questa formazione giornalistica i suoi servizi sono destinati a formare racconti. Il talento è stato nel fare di ogni immagine di quel racconto un momento unico, un quadro.

Stazione di Siracusa. Luglio, 1962

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