Notte di Parigi

Ovvero della Censura. Quella cosa che sessant’anni fa (esatti) rendeva un servizio fotografico piuttosto candido tanto peccaminoso da obbligare il direttore a trovare soluzioni creative.  Si parla del settimanale Le Ore, che apriva nel 1954 il suo secondo anno di vita e gioiosamente lo dedicava al luogo più prude del mondo: il Lido di Parigi.

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Ma santo cielo, è il 1954: è l’anno in cui Guareschi viene messo in galera per la diffamazione di Alcide De Gasperi, che non aveva proprio l’aria dell’uomo di mondo,  l’anno in cui il Papa Pio XII scrive un’enciclica che si chiama Sacra Virginitas e la Democrazia Cristiana regna incontrastata, con Fanfani che naviga sicuro nella laguna del dogma morale ispirato dalla Chiesa cattolica. Tutto questo doveva ancora accadere all’uscita del nostro servizio, ma le premesse erano quelle.

Il settimanale però si vuole proporre in tono più brioso del solito nel panorama editoriale del dopoguerra e così gioca nella scelta delle immagini con un impaginato sapiente. Un impaginato che promette e nasconde, mostra e nega, sempre sul filo del lecito, mai oltre. Ecco le prime due pagine.

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E nelle successive, sorpresa, niente tette: ballerine di cancan in un tripudio di gonne di pizzo o, come dice la didascalia, “le Bluebell Girls, già note in tutta Europa, specializzate in danze d’assieme, che non danzano mai svestite”.

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Tranquillizzato l’implacabile occhio censorio, ecco che la rivista cala l’asso – e tra le tante immagini sceglie anche questa:

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Ma è il 1954 e sulla rivista la foto compare così:

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Fantastico. Se l’occhio poteva essere attirato solo dalla composizione armonica dell’immagine e sorvolare sul seno nudo, ora con quella pecetta la pupilla si fissa lì, e immagina. Il che secondo me è peggio, perché la ragazza è bellissima e per niente volgare, ma così si riesce  ad attirare l’attenzione solo e soltanto su ciò che non deve essere visto. Fantastico perché sono state tagliate le ragazze vestite.

E’ lo stesso per tutte le altre immagini “immorali”, scelte apparentemente per onestà di reportage – che senso avrebbe un servizio sul Lido di Parigi, il tempio della trasgressione, fatto fare da Giancolombo oltretutto, se non si vede quello che davvero c’è? – ma in realtà immagini tese a solleticare i pruriginosi sussulti dei più, che a Parigi non riuscivano a metter piede con la facilità di oggi.

Photoshop non esisteva, ma si poteva se si doveva, e si faceva lo stesso, con fantasia. Qui, non potendo esagerare con i cartellini censori, l’impaginatore si è scatenato con stelline disegnate a mano, con risultati discutibili sia dal punto di vista della censura, sia da quello grafico in generale.

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Inciso: senza essere per forza Charlie, noi ci siamo già passati da questo furore censorio politico-religioso. Ne siamo usciti da parecchio e non è servito a nulla, se non spesso a travisare e appesantire le cose.

Ne siamo usciti negli anni ’70, che hanno portato un fiotto di reazione di libertà su tutte le riviste – la stessa testata, cambiato orientamento, divenne una delle prime e più vendute riviste erotiche, tanto che anche adesso, per ricordare le sue origini editoriali, si cita il direttore: Le Ore di Salvato Cappelli, per distinguere. Quel Cappelli che era già stato direttore di Omnibus e fu drammaturgo felice. Quel direttore che sapeva riunire nella stessa testata il meglio della fotografia dell’epoca.

Pecette permettendo.

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