Di Vendicare Venezia

Una delle cose più difficili da fare è scattare fotografie a Venezia che diventino fotografie di Venezia; in cui cioè l’immagine non sia prevaricata dalla scenografia. In un contesto così forte solo chi ne è abituato riesce a fotografare altro che non sia quello che tutti si aspettano e che infine a un amatoriale viene naturale – sia detto qui senza polemica.

Devo fotografare Venezia, e devo mostrare che è Venezia, altrimenti dove è l’anima della fotografia?” oppure “Devo mostrare Venezia attraverso i suoi simboli, e poi creare un effetto personale”.

E giù ponti dei sospiri, calli strette, piazza San Marco piccioni inclusi, e palazzine riflesse nell’acqua. Acqua. Se è Venezia ci deve essere l’acqua, se no è come essere a Torino, per dire.

Piazza San Carlo, Torino, 1950

Piazza San Carlo, Torino, 1950

Lo stesso Giancolombo, che amava parecchio fotografare l’acqua, si deve essere chiesto come sfuggire a questa damnatio per cui se sei a Venezia non ti puoi esimere dal dare il tuo contributo da cartolina e mostrare al mondo le gondole in controluce.

E si deve essere dato una risposta molto presto, perché ci sono pochissime fotografie di Venezia nell’archivio di Giancolombo, per lo meno scattate da lui. Se si escludono i suoi primi lavori da ragazzino, poiché altro non poteva fotografare, datosi dove era, le immagini risalgono tutte a un periodo incluso in una manciata di anni tra quando era appena ritornato dalla guerra e quando la sua agenzia a Milano cominciava a prendere il volo.

Il fatto è che Giancolombo a Venezia c’era nato e ci aveva vissuto per tutta la prima la giovinezza. Capita a volte, anche ai migliori fotografi, di ignorare ciò che è vicino, per lasciarsi affascinare da quello che è lontano. Parigi, Londra. San Pietroburgo.

San Pietroburgo in Russia (allora Leningrado in URSS)), 1956

E proprio perché Venezia era casa, da quando aveva cominciato a scalpicciare sulle pietre irregolari delle calli, quanti turisti avrà visto il piccolo Gian, fermi a fotografare tutti i monumenti della sua città; e tutte le cose che solo qui si trovano, e bisogna fissarle sulla pellicola per non dimenticarle, una volta partiti da lì, il leone di San Marco, i mori, il bovolo, le gondole, le bricole, i cocai…

Casa. Consuetudini. Cose che passano sotto gli occhi tutti i giorni e domani sono ancora lì, per te. Quello che Gian voleva fermare, invece, non per ricordarsene, ma per una sorta di vendetta di Venezia, erano i momenti di chi abita in una città turistica ma ha luoghi nascosti per se.

Giudecca, 1948

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Giudecca, 1950

E nel 1949, tornato a casa per fotografare la Mostra del Cinema, fissa sulla pellicola l’arrivo, come deve aver fatto tante volte, e la trasferta con il traghetto che dal Tronchetto porta al Lido; la sua città è in distanza e come confusa nella contraddizione di dettagli dissonanti con la sua immagine romantica.

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La vendetta di Venezia era mostrare nelle proprie pieghe la vita che scorre nella norma di ogni altra città. La dimostrazione che se a Disneyworld abita Micky Mouse, a Venezia abitano i veneziani.

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